Non ce la faccio.

Non riesco ad essere minimamente obiettivo: “Nessuno è innocente” è un romanzo giallo talmente radicato nella Venezia Giulia e nella mia Trieste in particolare da impedirmi di essere lucido quanto vorrei. Però ci provo, e voi apprezzerete lo sforzo.

Roberta De Falco – pseudonimo sotto cui si cela una scrittrice la cui identità rimane avvolta nel mistero – ci regala con questa sua opera prima una bella successione di personaggi: si va dal commissario Benussi, in servizio alla questura di Trieste e ormai vicino all’agognata pensione, per arrivare agli ispettori Gargiulo e ad Elettra Morin. Sono due giovani ancora baciati dalla voglia di fare e dalla curiosità verso il mondo, che faticano quindi ad accettare le tesi calmieranti di Benussi, pronto a chiuedere l’inchiesta per la morte di una anziana signora in rapidità.

Con una trama solida e niente affatto scontata che si intreccia fortemente con la tragica storia degli anni Trenta e Quaranta, il lettore viene trascinato in una vicenda in cui nulla è come appare, in cui il tema dell’emigrazione e quello della solitudine spingono a qualche riflessione ed in cui la curiosità di capire come sia diventata così “strega” l’anziana ritrovata cadavere si fa più forte di pagina in pagina. L’unica certezza? Il fatto che la morte di Ursula Cohen era davvero desiderata da tanti e che, dunque, “Nessuno è innocente”.

Ho superato me stesso. Adesso mi fate scrivere qualcosa dell’ambientazione, si?

Chiunque abbia goduto della magnifica vista della più bella piazza europea, chiunque si sia commosso passeggiando sul Sentiero Rilke, chiunque si sia bevuto un “capo in b” al Caffè degli Specchi e chiunque abbia assaggiato i gusti intensi di Pepi Sciavo accompagnandoli con un paio di ombre non può mancare questa lettura. Accompagnare i personaggi nelle loro vicende e riuscire a calarsi così precisamente nell’ambientazione, riconoscendone le storie e avvertendo quella botta di nostalgia che viene sempre se sei lontano, beh, è assolutamente immediato. Ma ho la pretesa di pensare che lo sfondo cittadino sia intrigante anche per chi Trieste l’ha vissuta solo da turista o addirittura ha programmato una gita che non ha fatto mai, perchè il capoluogo giuliano è davvero ad est, e di parecchie centinaia di chilometri.

Per questi ultimi, non posso che augurarmi che “Nessuno è innocente” serva da sprone, oltre che da piacevole lettura di intrattenimento. Vi assicuro che non ve ne pentirete, e se mi scrivete giuro che vi dico anche dove andare a mangiare e a dormire.

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