Only Murders in The Building, la serie commedia true crime in streaming su Disney+, ci continua a lasciare senza fiato.

Only Murders in the Building Stagione 1

La locandina di Only Murders in the Building Stagione 1

Sono sempre stata in ritardo nella vita.

E non intendo agli appuntamenti o nelle consegne dei lavori o nei pagamenti. In quelli sono sempre stata piuttosto puntuale.

Mi riferisco alle varie fasi della vita.

Per esempio, ho iniziato a pensare alle relazioni solo dopo i vent’anni, a vivere da sola solo dopo i trenta e ai figli… magari inizierò a pensarci dopo i quaranta.

Ecco perché anche quando si tratta di vedere una serie popolare arrivo spesso in ritardo.

A volte ammetto di farlo per puro spirito di contraddizione (ed è per questo che, nonostante la mia passione per il made in Korea, ancora non ho visto Squid Game!), però ci sono delle situazioni in cui mi ripropongo di vedere qualcosa e poi procrastino finché una sera ne sento parlare da qualcuno, rincaso e… scoppia la scintilla!

Qualcuno di voi lettori si riconosce?

Spero di sì.

Ad ogni modo, la serie di cui intendo parlare oggi è la celeberrima Only Murders in the Building, disponibile in streaming su Disney+, ideata da Steve Martin e John Hoffman e intepretata dallo stesso Martin affiancato da Martin Short e Selena Gomez.

Selena Gomez, Martin Short e Steve Martin in una scena del primo episodio della prima stagione di Only Murders In The Building. Photo by: Craig Blankenhorn/Hulu. Courtesy of Disney Italia.

Proprio perché, come affermavo prima, sono in ritardo, non scriverò della terza e ultima stagione, al momento ancora in corso, ma della prima che ho divorato in una lunga serata.

Only Murders in The Building è ambientata a New York, precisamente in una palazzina dell’Uper West Side, l’Arconia Building. Un giorno uno degli abitanti del palazzo viene trovato morto nel proprio appartamento, perciò tre inquilini estranei tra loro, ma che condividono la passione per i podcast di true crime decidono di indagare sull’accaduto e di creare loro stessi un podcast che ne parli.

L’idea di affidare la gestione di un caso a tre appassionati dilettanti è uno dei punti forti della serie, in quanto a momenti di media adrenalina si mischiano divertenti siparietti comici tra i tre protagonisti.

Perché, sì, Only Murders in The Building è prima di tutto una commedia. Una commedia, però, capace di tenerci con il fiato sospeso episodio dopo episodio.

La lunghezza di ciascuna delle dieci puntate è un altro punto a favore. Quei circa trenta minuti sono la giusta durata per incentivare la visione.

Attenzione, però. Malgrado la leggerezza con cui si susseguono i vari eventi, Only Murders in the Building è una serie da guardare con estrema attenzione per non perdersi dei tasselli fondamentali per risolvere il mistero e i continui jeu de mots dei personaggi, che sono uno più bello dell’altro.

Nel microcosmo dell’Arconia niente e nessuno è convenzionale. Fin dal terzetto dei protagonisti, eterogeneo gruppo in cui tra battibecchi e pacche sulle spalle un timido attore di fiction (Steve Martin), uno sceneggiatore squattrinato e logorroico (Martin Short) e una giovane artista traumatizzata (Selena Gomez) riescono a fare squadra e a risolvere i misteri che si celano tra le pareti del palazzo.

Anche gli altri inquilini si dimostrano altrettanto strambi. Dalla burbera e sboccata amministratrice Bunny (Jayne Houndyshell) al gattaro ipocondriaco Howard Morris (Micheal Cyril Creighton), alla sensuale suonatrice di oboe Jan (Amy Ryan).

Ognuno di loro contribuisce a colorare e a rendere unica la narrazione di Only Murders in the Building in cui non ci sono momenti di stallo, ma ogni minuto diventa unico e prezioso per calarsi meglio in questa realtà newyorkese dalle tinte purpuree.

Il mio giudizio è pertanto altamente positivo.

Riuscirà la seconda stagione a mantenere il mio entusiasmo così alto?

Lo saprete prestissimo!

Stay tuned!

Francesca Meraviglia 


TRAILER UFFICIALE