ULTIMA NOTTE A SOHO: recensione del film

Ultima Notte a Soho, l’horror dallo stile chic che converte anche i meno appassionati del genere.

La locandina italiana del film Ultima Notte a Soho.

SCHEDA DEL FILM

TITOLO ORIGINALE: Last Night in Soho
REGIA: Edgar Wright
CAST: Thomasin McKenzie, Anya Taylor-Joy, Matt Smith, Diana Rigg, Rita Tushingham, Synnøve Karlsen
DURATA: 116 minuti
DATA DI USCITA (cinema): 4 novembre 2021
DISTRIBUTORE: (cinema) Universal Pictures/ (streaming) Amazon Prime Video 


RECENSIONE

Dal cinema ho imparato che moda e follia sono un binomio indissolubile.

Senza andare troppo lontano del tempo, mi basta pensare al mondo delirante de Il Diavolo Veste Prada di David Frankel, in cui Andy Sachs (Anne Hathaway), aspirante giornalista taglia 42, si ritrova immersa dopo aver ottenuto l’ambitissimo posto di seconda assistente della tirannica Miranda Priestly (Meryl Streep), direttrice della rivista di moda Runway.

Ragazze che non mangiano e attendono con ansia una colite per scendere di taglia, dress code improponibili per rispondere al telefono, piantonamenti di scrivanie a rischio di cistiti che neanche nei pronto soccorsi più seri.

Insomma, tutto, dalla mania di perfezione all’attenzione per dettagli autoreferenziali, trasuda pazzia.

E non va meglio anche negli spin-off di casa Disney.

In Crudelia di Craig Gillespie la giovane Estella/Cruella Miller (Emma Stone) presenta fin dall’infanzia un disturbo della personalità (lascio a voi le speculazioni se si tratti di bipolarismo o, più presumibilmente, di schizofrenia) unito all’amore per la moda. Da adulta questa passione, accompagnata alla sempre più palese pazzia, non svanisce. Anzi, si intensifica con delle venature diaboliche.

Che la moda vada a braccetto con la follia ce lo dimostra anche una pellicola contemporanea al disneyano Crudelia: Ultima Notte a Soho (Last Night in Soho) di Edgar Wright, disponibile su Amazon Prime Video.

Thomasin McKenzie in una scena del film Ultima Notte a Soho. Photo: courtesy of Focus Features.

Il regista britannico porta in scena un film dal genere ibrido, dalle note drammatiche maggiormente accentuate da alcuni elementi soprannaturali e da colpi di scena tipici del thriller.

È un cocktail perfettamente equilibrato e dal gusto più che soddisfacente quello che ci viene servito da Wright, quasi come il vesper tanto amato da Sandie (Anya Taylor-Joy).

Ultima Notte a Soho comincia come un romanzo di formazione e all’inizio ci inganna fingendosi una delle tante commediole motivanti.

Gli ingredienti ci sono tutti.

La protagonista è ovviamente una giovane talentuosa di provincia appassionata di moda che lascia la campagna per andare a tentar la fortuna al London College of Fashion nella grande città di Londra. Per renderne maggiormente compassionevole il ritratto, la ragazza non ha i genitori, ma vive con la nonnina.

C’è anche la pseudo rivale, la compagna di stanza Jocasta (Synnøve Karlsen) che mette immediatamente i bastoni tra le ruote a Eloise Turner (Thomasin McKenzie), questo il nome della protagonista, facendola sentire inadeguata ed emarginandola dal resto dello studentato, tanto da indurla a cercarsi un altro alloggio.

Ma è proprio da qui, dall’abbandono dello studentato da parte di Eloise per una stanza vicino al mercato di via Goodge Place affittatale da un’anziana signora, che avviene la svolta e il nostro film da semplice teen drama si trasforma passo dopo passo in un film horror.

Infatti, in questa nuova sistemazione Eloise inizia a sognare Sandie, un’aspirante cantante che negli anni ’60 occupava proprio quella stanza.

Anya Taylor-Joy è Sandie nel film Ultima Notte a Soho. Credit: Parisa Taghizadeh / Focus Features.

Sandie, come un alter ego, inizia a occupare sempre di più i pensieri di Eloise, che passa dall’immedesimazione alla compartecipazione alle vicende della sfortunata cantante di cui diventa impotente spettatrice.

Se inizialmente la conoscenza nel mondo onirico con Sandie giova alla creatività della giovane fashion designer, pian piano la ragazza diventa vittima dei suoi stessi sogni che la portano a una sconvolgente scoperta, che ne mette a rischio la vita.

Sebbene io non sia un’amante del genere horror (e all’inizio avessi una gran paura a vedere questo film), ho trovato Ultima Notte a Soho un film davvero molto piacevole. Il soprannaturale è così volutamente poco credibile e stereotipato da sospendere anche in una fifona come me il timore e far apprezzare quelli che sono i punti forti della messa in scena.

Prima di tutto l’ambientazione nel celebre quartiere a luci rosse di Londra. Soho.

Il rosso è un colore che ritorna insistentemente nel film: dalla luce di un’insegna che colora per tutta la notte a intermittenza la stanza di Eloise, al colore del vestito di Sandie, quando viene costretta a prostituirsi la prima volta, al sangue delle ferite dei veri personaggi.

Anche l’alternanza tra i due piani temporali, anni ’60 e presente, sottolineando il legame tra le due protagoniste, Sandie ed Eloise, che in certi momenti si sovrappongono in un elegante gioco di specchi, rende la storia molto originale e avvincente.

Una scena di Ultima Notte a Soho. Photo: Focus Features.

Inoltre, la scelta degli interpreti è più che impeccabile. Da Diana Rigg (bond girl in Agente 007 – Al servizio di sua maestà e Olenna Tyrell nella serie Il Trono di Spade), nelle vesti della burbera ed enigmatica Alexandra Collins, locataria di Eloise, scomparsa poco dopo aver ultimato le riprese del film; a Matt Smith (Doctor Who, The Crown, House of the Dragon) nella parte del manager-amante di Sandie, Jack; a Terence Stamp (Tre passi nel delirio, Teorema, Wall Street) nella parte di Lindsay, anziano avventore del pub dove Eloise lavora.

Il meglio però è nella scelta delle due protagoniste. Thomasin McKenzie e Anya Taylor-Joy. La prima con la sua bellezza puerile e i candidi atteggiamenti bambineschi costruisce un perfetto contraltare alla sensualità ieratica della seconda.

Se la McKenzie è bravina, la Taylor-Joy si conferma ancora una volta magnifica. Nessuno vede Anya durante le riprese, ma solo il suo personaggio. La bella e altera Sandie.

È proprio lei l’asso vincente della pellicola. Il personaggio che resta vividamente impresso nella mente anche dopo la visione.

Ultima Notte a Soho è quindi, a mio avviso, un film davvero imperdibile, che sotto la patina di horror-thriller, nasconde anche un avvertimento che dovrebbe farci riflettere anche oggi.

Attenzione a chi ci promette una fama facile e senza fatica, perché altrettanto facile è perdere sé stessi.

Francesca Meraviglia


TRAILER ITALIANO

Foto: Universal Pictures media.

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