Tutti Non Ci Sono è lo spettacolo benefico in scena il 24 settembre 2021 allo Spazio Teatro 89.

spettacolo TUTTI NON CI SONO. Ph press office

Un momento dello spettacolo TUTTI NON CI SONO.

Certe volte, quando fatico ad addormentarmi – ovvero quasi sempre da buona nevrotica quale sono – mi capita di ripensare agli anni dell’università.

Sono stati anni terribili e fantastici allo stesso tempo. Anni segnati da incontri piccoli o grandi che hanno comunque lasciato un segno indelebile nella mia personalità.

(Credo fermamente che noi siamo il frutto dei legami che intrecciamo e che chiunque intessa con noi una relazione ci lasci qualcosa che va a influenzare il nostro carattere.)

Una delle abitudini cui ero maggiormente affezionata in quegli anni era studiare nella Biblioteca Centrale, così la chiamavamo, dell’università. Non solo quando frequentavo i corsi, ma anche in tempo di esami.

Invece di perdere tempo a casa, dove le distrazioni si sprecavano – specie le continue e deleterie visite in cucina –, me ne andavo in quella biblioteca. Alle nove in punto varcavo l’ingresso e mi sedevo nell’ultima fila di banchi.

Poco dopo arrivava lui. Willy. Era un signore minuscolo di oltre settant’anni che qualche mattina a settimana veniva lì a fingere di studiare inglese. Si portava un quadernetto e un libro delle medie e trascriveva parole di cui non comprendeva il senso.

Ma Willy non si limitava a questo.

Quando si annoiava, iniziava a girare tra i banchi chiedendo agli studenti un centesimo. Il Traghettatore della Centrale, lo chiamavamo.

Altre volte, invece, con fare profetico s’avvicinava ad alcuni studenti a caso gridando loro con fare solenne: Memento moriS! (Perché, come faceva mia nonna quando recitava le preghiere, non è vero latino se non ci metti qualche s).

Willy aveva la 104. E ne andava fiero.

Una volta se ne approfittò per portarmi a visitare il Cenacolo.

Un’altra volta mi portò a Chiaravalle e mi comprò anche un libro su Ildegarda von Bingen (per la cronaca, una monaca medioevale che raccontava di avere delle Visioni).

Dopo che mi laureai non l’ho più rivisto. Ignoro addirittura se sia ancora vivo.

Willy era un folle, ma un folle che aveva imparato a stare al mondo. E tutti gli hanno sempre voluto bene, perché con la sua semplicità ti conquistava.

Quando ho letto dello spettacolo Tutti Non Ci Sono in scena venerdì 24 settembre 2021 alle ore 20.30 allo Spazio Teatro 89, mi è subito venuto in mente Willy.
spettacolo TUTTI NON CI SONO, Dario D'Ambrosi. Ph press office

Dario D’Ambrosi in un momento dello spettacolo TUTTI NON CI SONO.

Lo spettacolo, presentato per la prima volta nel 1980 presso La Mama Experimental Theatre di New York, inizia con la proiezione di un video. Siamo nel 1978, quando in ottemperanza alla Legge 180 di Franco Basaglia vengono chiusi i manicomi. Un paziente psichiatrico esce da un ospedale e vaga smarrito per la città. Sopra il pigiama indossa un camice e ai piedi ha le pantofole.

Il filmato termina con l’arrivo dell’uomo di fronte alla porta del teatro. Da qui comincia l’azione scenica sul palco.

Dario D’Ambrosio, ideatore e interprete dello spettacolo, è inoltre il creatore del Teatro Patologico, che si occupa di portare in scena la follia al fine di ridare dignità al matto, come dice lui.

Presentato da Fabbrica Utopie, in occasione della seconda edizione del Festival +Utopie, Tutti Non Ci Sono è uno spettacolo a scopo benefico, in quanto il ricavato andrà a sostegno del progetto Ecole Unautremonde in Senegal.

Quali saranno le riflessioni verso le quali saremo guidati da questo spettacolo?

Esiste davvero un concetto di normalità o forse il confine tra essa e follia è oltremodo labile?

Scopriamolo insieme, partecipando a quest’indagine sulla psiche umana.

Francesca Meraviglia


TUTTI NON CI SONO
di e con Dario d’Ambrosi

Indirizzo: Spazio Teatro 89 – Via Fratelli Zoia 89, Milano (M5 San Siro – bus 49 – 78)
Data e orario: 24 settembre ore 20.30 (ingresso dalle ore 20)
Ingresso: con offerta consigliata 10€ | Prenotazione obbligatoria su Eventbrite
Contatti: +utopie@fabbricautopie.org | Tel. 339 2064547

Fonte e foto: ufficio stampa Teatro.

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