John Landis riceve il Pardo d'onore Manor in Piazza Grande © Tosi Photography.

John Landis riceve il Pardo d’onore Manor in Piazza Grande © Tosi Photography.

La nostra intervista a John Landis prosegue con una riflessione sullo stato attuale della fruizione e delle produzioni cinematografiche, dal Covid allo streaming, dalla “morte” di Hollywood all’uso e abuso delle tecniche digitali.

MASEDOMANI: Il suo cinema affonda le radici negli anni ottanta e novanta, un periodo pervaso da un senso di innocenza e di spensieratezza che ora sembra mancare, forse per il differente clima sociale e politico…

JOHN LANDIS: Se parli di cinema americano allora credo tu intenda Hollywood e allora partiamo dal fatto che il business cinematografico oggi è scoppiato, è un periodo di totale caos. In parte, diciamo al 50%, per via del Covid, l’altro 50% è dovuto al fatto che le case di produzione sono diventate parti di altre società e questo cambia radicalmente il loro modo di operare e di ragionare in termini di profitto.
Vengono prodotti meno film e le majors non li sviluppano più a dovere, non assumono sceneggiatori che scrivano copioni se non per grosse saghe, grossi franchise. Negli ultimi vent’anni, i film su cui si è investito e che hanno portato grossi profitti sono questi giganteschi film di supereroi. E se ci pensi, un ventennio è una vita.

Quindi ora la situazione è questa: gli studios sono entusiasti di investire in quel tipo di prodotti duecento milioni di dollari senza batter ciglio, ma se devono produrre un film serio spenderanno al massimo un milione di dollari. E questo è assurdo, se ci pensi. Una società come Universal o spende cifre mostruose per un certo tipo di film, oppure un milione o due per quell’altra categoria di film. Nessuna via di mezzo. E tutti i loro film a basso budget sono film horror, che per tornare alla tua domanda è un genere che credo stia rinascendo proprio per le minacce socio-politiche e le paure di questo periodo.

Godard una volta disse che tutto è politico e io sono d’accordo: quello che indossi è politico, quello che mangi, tutto.
Poi, la politica è impazzita: prendi la Brexit, chi cazzo ha potuto pensare che fosse una buona idea? Ho molti amici in Gran Bretagna ed erano tutti convinti che fosse una pazzia destinata a non realizzarsi mai, come ho fatto io con l’ipotesi di Trump presidente, perché è un tale buffone che non riuscivo a prendere seriamente. Lo stesso per te in Italia con Berlusconi, anche se vedo che siete sopravvissuti (ride ndr). Sono tempi stranissimi che portano con sé nuove implicazioni, cose folli che però dobbiamo considerare nell’equazione: persone che negano i cambiamenti climatici o che negano l’esistenza del Covid, i terrapiattisti… Ma di che cazzo state parlando? Ci sono sempre stati gli svitati ma cavolo, ora rappresentano il 30% della popolazione!
Questi tempi irrazionali ovviamente influenzano anche il settore del cinema. Sono tempi pazzi, ti ricordi i Looney Toons? E’ come se Bob Clampett stesse dirigendo questa realtà!

E comunque Hollywood non esiste neanche più. Un tempo esisteva. Hollywood è come i dinosauri di Fantasia che arrancavano nel deserto, pronti all’estinzione. E considera che ho mosso i primi passi proprio là nel 1966 negli studios di Los Angeles della 20th Century Fox. Sono stato testimone di quel ciclo vitale.
E che tu ci creda o no, Blues Brothers è l’ultimo film di Hollywood prodotto dal vecchio sistema.
Un sistema che è semplicemente defunto: Hollywood e Cinecittà sono le rovine di antiche civiltà…

The Blues Brothers - DVD Trailer

MASEDOMANI: Che speranze ci sono allora per il cinema?

JOHN LANDIS: Ora sento dire che il Covid ucciderà il cinema. Spero ovviamente di no, ma guardati attorno: le grandi catene di cinema americani sono di proprietà cinese e non è un buon segno! Il cinema dal principio, e non è poi così vecchio rispetto ad altre forme d’arte, prima del suono e del colore, è sempre stato un’esperienza collettiva, contagiosa, emozionante. Commedia e horror ne sono gli esempi più lampanti, perché per funzionare devono suscitare lo spasmo della risata o della paura, una risposta fisica primordiale, come quella dei primi uomini delle caverne che si radunavano attorno alla meraviglia del fuoco. La paura è contagiosa, la risata è contagiosa. Quindi quando so che qualcuno vede i miei film sul telefono, da solo, mi si spezza il cuore.

Temo che sia a repentaglio l’idea stessa di andare al cinema a vedere dei film, a prescindere dal genere o dal budget che hanno dietro. Le case di produzione erano così terrorizzate dal Covid e dalla tendenza all’isolamento individuale che hanno fatto la corsa per accaparrarsi le piattaforme di streaming. Lo streaming si fonda sull’abbonamento, su quanti abbonamenti ottengono, non su quanto il pubblico guarda quel determinato film. Come può questa logica valorizzare il singolo prodotto? Quindi la ragione per cui fanno nuovi film è farcire queste piattaforme, a livello di quantità e di novità, ne sono così ossessionati che mandano i film direttamente sulle piattaforme senza che passino dal grande schermo.

Scarlett Johansson ha ragione a fare causa a Disney (per la contemporaneità dell’uscita in streaming e al cinema di Black Widow ndr), perché l’unico modo per fare grossi incassi con un film è finire nei cinema in tutto il mondo. Se lo mandi subito in tv, lo svaluti del 90%. Il padre di famiglia dirà: perché andare al cinema, spendere soldi per me, mia moglie e i miei figli, fare fatica a cercare parcheggio quando posso accendere la tv e premere play? Ma questo processo lo odio, è una deprivazione dell’esperienza cinematografica.

Come regista, spendi un sacco di tempo e di fatica nel realizzare un film. Ti immagini andare da David Lean e dirgli: “Hey David, la gente sta guardando Lawrence D’Arabia sul computer!” “Cosaaaaa?”. Lì non c’era CGI, c’erano migliaia e migliaia di persone vere, in costume, selezionate e coordinate da altre persone sul set. Ma i tempi cambiano come le mode. Scusa, qual era la domanda? (ride ndr)

LAWRENCE D'ARABIA (1962) - Trailer Italiano

MASEDOMANI: Ha citato la CGI. Essendo un grande fan dell’horror non posso non chiederle se trova che il digitale abbia soffocato e sterilizzato il genere…

JOHN LANDIS: No, secondo me questo è un falso mito, spesso la diatriba tra effetti pratici e digitali è una stronzata.
Però una cosa è vera: il digitale è una cosa relativamente nuova e quando viene introdotta una cosa nuova, viene spremuta, abusata, sfruttata allo sfinimento. All’inizio ero incantato dal digitale, ricordo alcune scene di battaglia nella trilogia de Il Signore Degli Anelli e dissi “wow!”. Sapevo che era finto, ma funzionava. Poi chiunque ha iniziato a usarla, troppo e male. E questo è il mio problema con la CGI. Come nei film di supereroi, dove intere città vengono distrutte in un battito di ciglia.

Nei film fantasy o horror, la cosa importante è rimanere meravigliati, incantati da quello che accade sullo schermo. Ray Harryhausen è un mito per quelli della mia generazione, i suoi film potrebbero apparire goffi ed ingenui ora, ma quando li vedemmo al tempo era una vera e propria magia, ora vedere la distruzione di una città in digitale, per quanto realistica, fa sbadigliare.
Già visto, già fatto.
Il mio amico Joe Dante una volta ha detto: “il fatto che tu possa distruggere comodamente una città in questo modo non significa che debba farlo per forza!”
Comunque, CGI e effetti make-up possono assolutamente coesistere e potenziarsi l’un l’altro e faranno grandi cose insieme. Non deve essere una gara.

[potete leggere la prima parte con un clic QUI]
Luca Zanovello col regista John Landis © Luca Zanovello.

Luca Zanovello col regista John Landis © Luca Zanovello.

n.d.r. Per scoprire gli eventi a cui abbiamo partecipato, gli ospiti incontrati e i film visti, potete seguire la nostra pagina dedicata a #Locarno74 con un clic QUI

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