Tornano le PICCOLE DONNE nel film di Greta Gerwig

Recensione, poster e trailer di Piccole Donne, il film con Saoirse Ronan e Emma Watson al cinema dal 9 gennaio 2020.

La locandina italiana del film Piccole Donne

 SCHEDA DEL FILM

TITOLO ORIGINALE: Little Women
REGIA: Greta Gerwig
CAST: Saoirse Ronan, Emma Watson, Timothée Chalamet
DURATA: 135 min.
DATA DI USCITA: 9 gennaio 2020
DISTRIBUZIONE: Warner Bros. Italia


RECENSIONE

Trasposizione del romanzo di Louisa May Alcott che ha segnato intere generazioni, Piccole donne è la storia delle sorelle March, fra sogni, problemi economici, sentimentali e sociali. Fra loro spicca Jo, la più libera e indipendente, determinata a realizzare il sogno di diventare scrittrice, al posto di quello di tutte le sue coetanee: sposarsi e fare figli.

Emma Watson, Saoirse Ronan, Florence Pugh e Eliza Scanlen nel film Piccole Donne. Photo: courtesy of Sony Pictures.

La cosa più evidente di questa ennesima trasposizione (si inizia col cinema muto) del meraviglioso romanzo della Alcott è che la regista Greta Gerwig (Lady Bird) sia riuscita a darne una lettura molto personale, pur rimanendo fedele alla storia. Storia che ancora è fra le più lette e amate, soprattutto da un pubblico femminile, che all’interno può trovarci romanticismo, storia di formazione e trasformazione, ironia, denuncia sociale e tantissima immedesimazione.

Fin da piccola la Gerwig ha tenuto in caldo le avventure delle sorelle March, fantasticando, sognando di essere come Jo, e come sempre le cose immaginate pretendono di uscire allo scoperto. Il risultato è una trasposizione fedele che però sceglie di dare più peso a temi come la ribellione, l’importanza della diversità e l’onesta dell’amicizia.

Saoirse Ronan in Piccole Donne. Photo: courtesy of Sony Pictures.

Ad interpretare la protagonista di questa storia corale Saoirse Ronan (si può già definire sua attrice “feticcio”?), che veste i panni di Jo, personaggio che ha ispirato generazioni di giovani donne per il suo carattere estremamente libero, emancipato e determinato.

Grande sognatrice ma coi piedi per terra, innamorata dell’amore ma senza amare né lasciarsi amare da nessuno. Jo deve realizzare il suo unico vero sogno: diventare scrittrice, e mettere la sua firma, alla fine delle storie che immagina e scrive. E comunque non meriterebbe l’amore di nessuno. Neanche quello del suo migliore amico Laurie (Timothée Chalamet, che si difende molto bene e che, notizia di questi giorni, presto interpreterà Bob Dylan) che la ama in silenzio senza mai riuscire a trafiggere davvero il suo cuore. O forse sì? Gli schieramenti sono, da sempre, due. Io dico di sì, ma solo la Alcott potrà confermare.

Un Laurie più emo rispetto al romanzo e alle altre trasposizioni, ma si addice bene a Chalamet e alla sua postura ricurva, lo sguardo cupo, i pensieri mesti, la camminata incerta.

Saoirse Ronan e Timothée Chalamet nel film Piccole Donne. Photo: courtesy of Sony Pictures.

Per concludere sulla parte maschile del film, terribilmente sprecato il personaggio di Friedrich (l’unico che sembrerà rubare il cuore di Jo – è dal 1868 che mi chiedo perché) interpretato da Louis Garrel. Parere unanime nel dire che egli non valga (come amante) neanche l’1% di Laurie, ma qui poteva anche non esserci da quanto le scene in cui appare siano inutili e sbrigative.

Questo nuovo Piccole donne è segnato, se mai, dalla presenza di Laura Dern (fresca di Golden Globe come miglior attrice non protagonista per Marriage Story) nel ruolo della madre delle quattro ragazze, a cui infonde dolcezza, calore e intelligenza, e da Meryl Streep che interpreta la zia March, quella “non sposata ma ricca”, che ripone le sue uniche speranze nella più piccola delle quattro, Amy, che ha mire matrimoniali serie. Amy è Florence Pugh, perfetta nella parte perché infinitamente insopportabile (avevamo già avuto modo di mal sopportarla in Midsommar, d’altronde).

Amy March (Florence Pugh) e Zia March (Meryl Streep) nel film Piccole Donne. Photo: courtesy of Sony Pictures.

Alla fine quello che la Gerwig (che ha una ovvia predilezione per Jo, ma chi non ce l’ha?) sembra chiedere alle proprie spettatrice è: e tu, che piccola donna sei? Quella solitaria e timida che passa le sue giornate a suonare il pianoforte e leggere libri? La più bella, vanitosa e aggraziata? Quella dolce e buona che tutti amano? O quella che le storie preferisce scriverle che viverle?

E proprio qui risiede l’originalità di questa trasposizione che altrimenti, seppur ben realizzata in tutti i reparti (musiche bellissime, per dire, di Alexandre Desplat), poteva ridursi a una mera esecuzione del compitino. Se da piccola la regista s’identificava con la ragazza maschiaccio con i cassetti sempre pieni di sogni, ora è la Alcott la sua fonte d’ispirazione. Da qui si fa spazio, nel film, una decisa critica al mondo dell’editoria (e credo anche del cinema, in generale del mondo della scrittura creativa) per niente velata, affrontata con pungente ironia.

Amy March (Florence Pugh) in Piccole Donne. Photo: courtesy of Sony Pictures.

Anche nei romanzi, la donna ha solo due possibilità: morire e sposarsi. E questo non solo durante la guerra di secessione americana. Chiunque abbia provato a pubblicare un romanzo si sarà sentito dire almeno una di queste due frasi: “c’è troppo poco amore” o “c’è troppa poca morte”. Ma la verità è che c’è troppo poco coraggio dall’atra parte. Se prima era ingiusto, oggi, nel 2020, è assurdo.

La Gerwig, proprio come Jo e come la Alcott, non si sottomette all’anonimato, firma la sua opera, e lo fa in modo originale. Sottolineando in ogni inquadratura l’importanza della diversità, della disobbedienza, della determinazione nel seguire i propri sogni. E del coraggio.  E del tempismo.

Piccole donne merita di essere visto anche solo per odiare Amy che proprio come l’Epifania si porta via tutte le cose belle e preziose.

Margherita Giusti Hazon


TRAILER UFFICIALE

 

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