BABYLON, l’affresco esoso di Damien Chazelle

Recensione di Babylon, il film con Brad Pitt e Margot Robbie solo al cinema dal 19 gennaio 2023.

La locandina italiana del film BABYLON.

SCHEDA DEL FILM

REGIA: Damien Chazelle
CAST: Margot Robbie, Brad Pitt, Diego Calva, Tobey Maguire
DURATA: 189 min.
USCITA: 19 gennaio 2022
DISTRIBUZIONE: Eagle Pictures


RECENSIONE

Los Angeles negli anni ’20. Una storia di ambizione smodata ed eccesso sfrenato, l’ascesa e la caduta di vari personaggi nella creazione di Hollywood, un’epoca di decadenza e depravazione sfrenate.

Babylon è la quarta opera di Damien Chazelle, film che ha incassato un clamoroso flop al botteghino USA e critiche molto divisive ricevute dalla stampa specializzata oltreoceano.

Tobey Maguire è James McKay nel film Babylon. Photo: Paramount Pictures.

Babylon è tutto fuorché una pellicola semplice, è complessa e sicuramente non per tutti: bisogna conoscere bene la storia del cinema per apprezzare le continue citazioni ed aneddoti, il film altrimenti potrebbe risultare non sono sconclusionato, ma anche noioso.

La quarta fatica del giovane e talentuoso regista ancora una volta trasuda di amore per il cinema e per la storia del cinema, un film per cinefili che in ogni sequenza potranno ritrovare quelle opere che magari li hanno iniziati alla Settima Arte o che hanno visto e rivisto nelle Cineteche di tutto il mondo.

Babylon è un affresco esagerato lungo 3 ore e 8 minuti, dove lo spettatore è avvolto e stordito da un ritmo frenetico e da iperboli narrative e tecniche. Tre ore dove lo sguardo di Chazelle – che ormai abbiamo imparato a riconoscere – romantico, ironico, disilluso, amaro e megalomane viene fuori senza filtri.

La golden age di Hollywood prima del codice Hays e dello strapotere di William Randolph Hearst, dove tutto era concesso, la morte non aveva nessun significato, lo spettacolo doveva continuare e la produzione non poteva sprecare un solo giorno di riprese. Il segno di un’industria malata che però attraeva e poi ingurgitava nel suo vortice di passione, sesso, droga e alcool tutte le povere comparse pronte a vendere se stesse per un po’ di celebrità.

Brad Pitt è Jack Conrad nel film Babylon. Photo: Paramount Pictures.

Un film corale, nel quale due storie parallele si incontrano solo per il momento di un bacio rubato (rubato in tutti i sensi, poichè neanche è in sceneggiatura). Il grande attore Jack Conrad (un magistrale Brad Pitt, decadente e malinconico) che a causa dell’avvento del cinema sonoro cade in disgrazia e la ragazza piena di talento (Margot Robbie, una forza della natura che solo caos può generare) ma offuscata e bloccata dai demoni della droga e dell’ansia di ricadere nell’inferno da cui proviene. Neanche l’unico personaggio positivo, Manny (Diego Calva, perfetto nel ruolo) riuscirà a salvarla. L’amore è solo un’illusione, un sentimento romantico che in realtà non esiste, un’energia che ci fa fare cose: ma ad Hollywood niente sopravvive.

Babylon racconta senza sconti quanto in realtà il sogno americano e Hollywood non siano mai stati veramente “golden”. Evidenti i chiari intenti di denuncia, senza censure ma esplicitando e mostrando tutte le inezie e i soprusi degli Studios a neri, donne e minoranze in generale.

Persona di Bergman con i rocchetti del proiettore e la pellicola che si brucia; l’autocitazione di Margot Robbie che si rivede sul grande schermo come in C’era una volta a Hollywood; il bacio mai mostrato tra Margot e Manny ma visto solo tramite l’obiettivo della macchina da presa (a ricordaci che il cinema è sempre meglio della realtà); l’omaggio alla sala cinematografica, ai grandi cinema da 3000 posti – retaggio di un epoca ormai andata, dove un film poteva vivere solo lì, nel buio collettivo.

Margot Robbie è Nellie LaRoy nel film Babylon. Photo: Paramount Pictures.

E poi c’è lo sguardo commosso di Manny da adulto che ci riporta alla cabina di regia di Nuovo Cinema Paradiso, ma soprattutto che chiude il cerchio dopo tanti anni (nel 1952) tornando a Hollywood, tornando negli Studios, tornando in sala a vedere Singing in the Rain. L’esperienza vissuta in prima persona, il ricordo e la memoria dei tempi passati rivisti al cinema in un film-manifesto che ripercorre la più importante e sofferta trasformazione che il cinema ha vissuto, rivivono negli occhi lucidi di Manny che ha scelto la strada del “sono andato a letto presto”, e solo così si è salvato.

Babylon è tutto questo e molto altro, elencare tutte le citazioni non avrebbe senso perché ogni frame trasuda amore per questa folle arte che da oltre 120 anni ci fa sognare.

Da Chazelle ci aspettavamo grandi cose anche sulla musica, che per lui è l’arte più pura di tutte: la colonna sonora di Justin Hurwitz è esosa, sovrabbondante, si autocita con melodie che non possono non ricordare La La Land, e ne inventa di nuove che rimangono impresse nella testa.

Menzione speciale per i titoli di coda, un concentrato di film e video arte che solo i cinefili più accaniti potranno apprezzare.

Margherita Giusti Hazon


TRAILER UFFICIALE

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