BORIS 4 – Su Disney Plus il ritorno della meta-serie cult: come reggono gli Occhi del Cuore alla prova del tempo?

Recensione di BORIS 4, l’amata serie italiana in streaming su Disney Plus dal 26 ottobre 2022.

La locandina di Boris 4.

Quando la prima stagione di Boris fece la sua scorrettissima irruzione sui canali Fox era difficile immaginare il suo potenziale avanguardistico e profetico rispetto alle sciagurate produzioni televisive (e poi cinematografiche) italiane.

Nel 2007 Francesco Pannofino, poi inglobato ed identificato nella figura dell’arruffone ed irascibile regista di serie C René Ferretti, era fondamentalmente la voce italiana di Clooney, il resto del cast un mosaico di perfetti sconosciuti o quasi. I meme, i tormentoni e la filosofia del “la qualità ci ha rotto il c…”, già imperante nell’industry del nostro paese, embrioni comunicativi o addirittura segreti di stato.

Le tre stagioni della serie creata da Luca Manzi e Carlo Mazzotta e scritta da Mattia Torre, scomparso nel 2017 dopo una lunga malattia, Luca Vendruscolo e Giacomo Ciarrapico, portando alla luce il lato povero di casse e di spirito della classe produttrice ed artistica, sono diventate in poco tempo il più grande fenomeno cult della loro epoca, un vaso di Pandora di post, citazioni e parafrasi ma soprattutto codice interpretativo per il cinema italiano a venire.

Una scena dell’episodio 1 della stagione 4 della serie Boris. Photo credit: Andrea Pirrello e Loris Zambello.

Con una sfilza di profezie autoavveratesi, dall’involuzione creativa al Favinismo imperante, dall’immotivato e crescente divismo permaloso (i tweet furiosi di Fabio D’Innocenzo contro le critiche avverse potrebbero benissimo essere un’iniziativa di Stanis Larochelle) alla scrittura algoritmica a suon di F4, Boris si è progressivamente trasformato in oracolo.

Anno 2022: la quarta stagione di Boris approda su Disney Plus, che nel frattempo ha fagocitato Fox, riportandoci sul set più sconclusionato ed incerottato del piccolo schermo, mentre i nostri paladini di cast e crew provano a conquistarsi i soldi e il rispetto della minacciosa responsabile della piattaforma internazionale con una serie dedicata alla vita di Gesù. Il Profeta-Stanis (Pietro Sermonti) per chiudere il cerchio profetico: ecco la naturale coerenza.

Sotto gli occhi della malavita organizzata, che “supervisiona” la produzione, i nemici quotidiani di Ferretti & co. sono diventati la piattaforma e l’arido e schematico algoritmo narrativo, le esigenze di diversità ed inclusione forzate, gli stretti margini di politically incorrect, mentre i soliti risicati budget e la mezza dozzina di comparse trasformano tragicamente la Gerusalemme del 30 d.C. nella Colleferro della primavera del 2020.

Una scena dell’episodio 2 della stagione 4 della serie Boris. Photo credit: Andrea Pirrello e Loris Zambello.

Negli 8 episodi di Boris 4 (dimezzata la durata delle vecchie stagioni) tornano tutti i protagonisti e i comprimari, stipati un po’ eccessivamente nelle quattro ore scarse a disposizione e anche se è emozionante ritrovare le facce e le dinamiche maldestre di un tempo, qualcosa sembra non quadrare fin dal principio.

E’ il concretizzarsi dei sospetti che avevamo alla vigilia; prima di tutto, la consapevolezza che ormai la realtà cineitalica ha imitato, superato e contro-parodiato involontariamente le ficcanti gag di Boris, avviluppando addirittura molti dei protagonisti nel cast dei prodotti una volta dileggiati, come il disney-prezzemolino Paolo Calabresi, Pietro Sermonti o Massimiliano Bruno – Martellone, regista di grossolane commedie.

Le idiosincrasie sul set di Boris non possono più far sganasciare in un mondo in cui Scamarcio e Brenno Placido sfiorano la rissa per futili motivi, davvero, sul set, l’invasione delle cavallette memistiche sui social rende complicato suggerirne di nuovi.

Se poi ci aggiungiamo che la scrittura delle otto puntate è più preoccupata ad incastrare tutti i ricordi che ad essere genuinamente perfida nei confronti dei nuovi meccanismi, della Disney ed affiliate, allora è evidente che Boris 4 possa solo (e debba) diventare una rimpatriata, una lunga tavolata dove le chiacchiere e i ricordi si sguinzagliano, sì, ma accavallandosi un po’ nel fitto vociare.

Una scena dell’episodio 2 della stagione 4 della serie Boris. Photo credit: Andrea Pirrello e Loris Zambello.

Qualche sprazzo di genio resta, qualche battuta ha il potenziale del nuovo tormentone, dal “no, io la roba bella non la guardo” del burbero attore Tatti Barletta (già citato nel vecchio Boris ed ora rivelatosi con le fattezze del bravo Edoardo Pesce) a “il lavoro sul set è un breve fastidio tra un aneddoto e l’altro” del ritornante Corrado Guzzanti.

Però si ride poco e un po’ per dovere reverenziale, nei confronti di qualcosa che ha il suo posto nella storia della tv e della pop culture e che lo avrebbe mantenuto anche senza questa scolastica appendice.

Così come un altro ritorno di gioventù del 2022, il Clerks 3 di Kevin Smith, Boris 4 andrebbe letto e vissuto più come un agrodolce commiato che come una ricarica di risate e frecciate.
A riprova di questo, è il diffuso e commovente omaggio all’insostituibile Mattia Torre, anima e cuore della creatura Boris, il brivido più intenso.

Luca Zanovello


TRAILER UFFICIALE

Foto: ufficio stampa

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