Recensione di Vinterbrødre (Winter Brothers), primo lungometraggio dell’artista Hlynur Pálmason in anteprima a Locarno 70.

Vinterbrødre (Winter Brothers) è la storia di due fratelli soli al mondo che vivono in una landa desolata e lavorano in una cava di calcare. Li seguiamo durante le loro routine, mentre scorre un infinito inverno e li vediamo subire un’involuzione sino ad un epilogo spiazzante. Per la sua performance, il giovane protagonista Elliott Crosset Hove è rincasato dal Locarno Festival 2017 con il Pardo per la migliore interpretazione maschile.

il film Winter Brothers © Locarno Festival

il film Winter Brothers © Locarno Festival

LA RECENSIONE

Da qualche parte in Danimarca, due fratelli vivono soli e lavorano nella medesima cava. Non hanno una famiglia, non paiono avere amici, né interessi. Dei due il maggiore, Johan, pare più pacato e assennato. Emil, il più piccolo, è più introverso e il suoi comportamenti lo rendono una vera mina vagante. Cosciente di essere tollerato dai colleghi grazie alla presenza di Johan, Emil cerca di affrancarsi distillando un liquore dall’aspetto tanto orribile quanto gli effetti che produce. Sarà infatti il ricovero di un collega e il conseguente monito dei superiori ad aprire la porta a reazioni viscerali, ancestrali, per nulla pacate.

L’esordio nel lungometraggio dell’artista di origini islandesi Hlynur Pálmason è un film bianco, in cui domina la natura. Intesa come ambiente innevato, ostile, in cui a sopravvivere sono solo i più forti. E intesa come quel lato ancestrale, senza filtri, che risiede nell’io di ognuno di noi e che teniamo segregato nel nostro profondo. Emil, invece, lo lascia emergere e gli permette di diventare il suo distinguo. Ci fa quasi paura per quanto non abbia coscienza delle proprie azioni e reagisca in modo violento e imprevedibile. A rendere verosimile, oltre che irrimediabilmente antipatico, Emil è un bravissimo Elliott Crosset Hove che nonostante la sua giovane età, è nato nel 1988, riesce ad intimorici con uno sguardo, a tratti stralunato e a tratti ambiguo. Il suo Emil è sorprendente e il Pardo 2017 per il migliore attore, a nostro avviso, era suo di diritto.

Vinterbrødre arriva dal Nord ma poco ha in comune con la cinematografia di Von Trier, Vinterberg o Refn se non forse l’essere diretto, evitando accuratamente di far leva sui sensi di colpa. La prosa è asciutta, i rumori ambientali prendono il sopravvento ogniqualvolta sia necessario aumentare il pathos e il disagio in chi guarda, le parole sono spesso non necessarie. Gli scatti d’ira sono inattesi nei modi ma non nelle conseguenze, che peraltro non raggiungono mai la soglia di guardia. La voglia di accettazione ed essere amato del giovane è spiazzante e non riesce ad acuire il senso di rabbia che ci provoca. 

Non sarà difficile scovare Winter Brothers nel programma di altro festival e in qualche rassegna per cinefili esigenti. Nei cinema, invece, temo non sarà altrettanto semplice. 

Vissia Menza

ndr nel nostro diario da #Locarno70 trovate le altre recensioni
il film Winter Brothers © Locarno Festival

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