Recensione di ELLE, il film di Paul Verhoeven in concorso a Cannes 2016 con una magnifica Isabelle Huppert.

il poster del film Elle

Elle, lei, è Michèle, una donna sola, forte e risoluta. Michèle è a capo di una delle migliori aziende di videogiochi, dove tutti la odiano e alcuni la adorano. Michèle ama le sfide e non si tira mai indietro difronte alle avversità, che siano lavorative, affettive o strettamente familiari. Una sera è in casa da sola e viene aggredita. Dopo lo spavento e il dolore sopravviene in suo senso pratico, rimette in ordine, fa un bel bagno caldo e la vita va avanti. Non pare un’irresponsabile ma qualcosa non torna: perché non ha chiamato la polizia? Non lo sappiamo, lo scopriremo. E questo è solo uno dei misteri che verranno risolti durante le due ore di pellicola.

Elle è il nuovo film diretto da Paul Verhoeven, con cui si è concluso questa mattina il concorso internazionale di Cannes 2016. L’ultima proiezione non poteva essere più travolgente e sorprendente. A fine visione regnava la soddisfazione e ora il tifo è tutto per Isabelle Huppert: la vogliamo sul podio. Protagonista assoluta di un thriller dai mille risvolti, di una commedia nera e cinica, di un’opera che trasuda dramma in cui la regia e la prima attrice sono decisivi.

Photo: 2015 Guy Ferrandis / SBS Productions

Photo: 2015 Guy Ferrandis / SBS Productions

Quella a cui assistiamo è una storia oscura, di un assaltatore, un persecutore, che s’insinua nella vita della sua vittima. Ma è anche la storia di una donna dal passato ingombrante che non teme nulla, di un manager esigente che non si abbatte difronte allo scandalo, di una madre, figlia, moglie, amante che non ha vergogna di esprimere i suoi pensieri a voce alta. L’ambiguità, la scorrettezza e la verità vanno a braccetto in un film in cui si ride, si teme, non si può frenare la curiosità e non si riesce a giudicare nessuno. I personaggi sono troppo intriganti, ci piacciono per come sono umani, imperfetti a volte buoni altre volte cattivi, all’occorrenza scorretti, e non li vorremmo diversi, sappiamo che sino all’ultimo atto ci riserveranno sorprese.

Nella pellicola del cineasta olandese nulla è casuale, tutto è studiato, previsto, voluto e possibile. È una storia inebriante e seducente che arriva da un romanzo (di Philippe Dijan) che ci prende per mano, ci porta in quelle meravigliose stanze e ci lascia soli ad osservare, scoprire e interpretare. Nonostante gli argomenti toccati, le inquadrature sono sontuose, calde, mai morbose, sempre funzionali alla narrazione. Michèle nelle mani della Huppert diventa reale e in cuor nostro ci piacerebbe conoscerla. E un applauso particolare lo merita la sceneggiatura che ci regala sarcasmo e situazioni che sottendono dramma senza dichiararlo.

Photo: 2015 Guy Ferrandis / SBS Productions

Photo: 2015 Guy Ferrandis / SBS Productions

Il regista di Basic Instinct, Starship Troopers e L’uomo senza Ombra non rinuncia a temi ricorrenti nei suoi lavori, anche oggi un anomalo, irriverente e spudorato intreccio di violenza e sesso domina la scena, ma con Elle raggiunge un equilibrio e un’eleganza mai visti in passato. Verhoeven è del 1938 ma ha ancora voglia di raccontare storie, come prima, meglio di prima. Isabelle Hupper nelle sue mani è magnifica, snobbissima e porta con incredibile disinvoltura sulle spalle tutta l’opera, è da palmarès.

Vissia Menza

 

Last Update: sottotitolo inserito in occasione dell’uscita italiana del film