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In occasione della giornata della memoria, che si terrà il 27 gennaio 2014, il regista Roberto Faenza porta in sala il suo nuovo lavoro “Anita B.”. Storia tratta dal romanzo “Quanta stella c’è nel cielo” di Edith Bruck, che attinge al suo vissuto di molto, molto, tempo fa. Oggi, infatti, torniamo indietro sino alla seconda guerra mondiale, ma non al periodo del conflitto bensì subito dopo la sua conclusione in un’Europa ancora in subbuglio.

Anita è una giovane adolescente sopravvissuta al campo di Auschwitz che raggiunge alla fine della guerra la zia Monika, scampata ai rastrellamenti e rifugiatasi a Zvokovez, nell’allora Cecoslovacchia, dove è addirittura riuscita a farsi una famiglia. In quel luogo Anita diventa adulta, riscopre la vita e soprattutto vuole mantenere la memoria del passato. Ben presto invece si scontra con la realtà: la maggior parte delle persone vuole solo dimenticare, lasciarsi i dolorosi trascorsi alle spalle il più in fretta possibile, e rinascere senza ricordare che cosa fosse accaduto attorno a loro.

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Forse perché ancora acerba, forse perché legata alla perdita degli affetti più cari, da cui non riesce mentalmente a separarsi, forse perché Anita è semplicemente sensibile e diversa dalla maggioranza, fatto sta che la giovane non è disposta a dimenticare e trova le forze per non venire meno ai suoi ideali. A tutto questo si aggiunge il primo inatteso amore, proprio entro le mura domestiche, che la dà la spinta definitiva per crescere, capire chi è, cosa vuole e dove andare.

Il film nasce con le migliori intenzioni. Nel cast troviamo anche due giovani promesse del cinema, Anita B. è interpretata da Eline Powell (scoperta da Dustin Hoffman in “Quartet”) e Eli è l’idolo delle giovanissime, il bel Robert Sheehan (“Misfits”, n.d.r.). I due sono affiancati dal poliedrico Moni Ovadia, da Nico Mirallegro e Andrea Osvalt, i quali cercano di  tratteggiare al meglio una storia di amore, sogni e speranze all’ombra di un passato dal peso granitico.

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Il film si pone come affresco del dopo guerra, cerca di raccontare in modo diverso il primo amore, vorrebbe essere un melodramma che trasuda storia e una via inconsueta per sottolineare l’importanza della memoria storica. Ciò nonostante “ Anita B.”  non sarà distribuito capillarmente lungo la penisola. I motivi possono essere molti e forse anche il fatto che il nostro Paese, come ci ricorda il regista, stia iniziando a dimenticare.

Nonostante il lodevole intento, l’impegno di tutti, e la volontà di supportare con un lavoro di finzione una nobile causa, invero, la pellicola presenta punti deboli. Una certa leggerezza annulla il contesto storico; le situazioni melodrammatiche sono poco incisive; il taglio e la fotografia si vedono spesso nelle grandi fiction che popolano la prima serata televisiva; e, ahinoi, assistiamo ad un quotidiano poco aderente alla realtà. E questi sono alcuni dei motivi per cui lo spettatore non prova trasporto…

L’opera non è soporifera, ma è troppo blanda e provoca distrazione e/o insofferenza, per lo meno in chi non ha più l’età delle fan del giovane protagonista. La pellicola non ci ha convinto, il nostro voto è quindi d’insufficienza.

Anita B. Un film di Roberto Faenza- Trailer Italiano Ufficiale dal 16/01 al Cinema