design by Mark Kendrick (photo by Matt Ryan)

design by Mark Kendrick – photo by Matt Ryan

Un commando della Royal Marine si sveglia in una bella stanza, seguiamo la sua vestizione, regna il silenzio, e poi… arriva il primo attacco del mostro (decisamente un uomo dietro una maschera che non fa neppure il tentativo di celare la propria umanità). Il protagonista a questo punto sembra un ubriaco che vaga per quella che a primo acchito crediamo sia casa sua, d’un tratto crediamo si sia zombizzato e non ne comprendiamo il motivo così come ci sembra davvero strano che il baldo giovane non riesca a rompere neppure un vetro.

Ecco come si apre il thriller un po’ horror che ci ha intrattenuti dopo l’ennesima fila inutile al termine della quale non siamo riusciti ad entrare nella sala in cui veniva proiettato uno dei film in concorso stante il rapporto pass/grandezza del cinema decisamente a nostro svantaggio. Pas mal, personalmente apprezzo le esplorazioni nelle piccole salette dove senza pompa magna vengono proiettati film con speranza di distribuzione.

 

La qualità di questa pellicola non è né migliore né peggiore di altre opere viste in ben più blasonati contesti, il polso è dignitosamente fermo e l’idea c’è. Suggeriamo al regista nelle opere future di bloccare in interni più di un personaggio perché, nonostante il tutto duri solo un’ottantina di minuti, che nella metà di essi si sentano solo sospiri e poco più può risultare di difficile digeribilità. Così come dei mostri poco accurati con il sangue appiccicaticcio e verdastro tra noi spettatori è considerato un bel po’ demodé.

Molte le defezioni e senza troppi complimenti (ma si sa, così è il Marché), ciò nonostante noi siamo rimasti stoicamente al nostro posto pervasi da un misto di curiosità e speranza che la sceneggiatura riuscisse a regalarci un improvviso cambio di rotta così fuori dagli schemi da farci rivalutare questo film davvero debole che, con qualche aggiustatina e magari un primo (ed unico!) attore più espressivo, con maggiore presenza scenica ed esperienza, avrebbe potuto trasformarsi in qualcosa di intrigante, soprattutto adatto ad una messa in scena sul palco di un più intimo teatro.

 

Purtroppo le nostre speranze non si sono trasformate in realtà e tristemente siamo arrivati alle battute finali che di nuovo celavano una buona idea realizzata probabilmente con troppo pochi mezzi. Ed è così che, con tutte le sue pecche ed un budget non da grandi major americane il nostro “L’Arrivo di Wang” non può che eccellere. Tifiamo quindi per la sala di proiezione poco distante dalla nostra in cui c’è proprio l’opera dei fratelli Manetti, da noi recensita qualche mese fa in occasione del Festival della Fantascienza di Trieste, che cerca di conquistare le platee oltre i confini nazionali. In bocca la lupo ragazzi!

Per voi invece comodamente sul divano, ecco il trailer di “Warhouse”: