*Attenzione quello che segue è il commento ad un  film vietato ai minori *

Continuo a ripensare alla scorsa mattina e a come sia riuscita a rimanere in sala sino all’ultimo fotogramma di questo film cosiddetto psichedelico. Centocinquanta interminabili minuti di immagini fluo per mostrare il “viaggio allucinogeno”, anzi allucinante (!), del regista. Altro che “progetto visuale, girato in tempo reale”, questa è una follia che vorrebbe essere provocatoria, ma che risulta solo debole, sprovvista di trama e struttura, noiosa e farcita di fotogrammi gratuitamente volgari che mettono solo in evidenza i traumi e le fissazioni di colui che è dietro la macchina da presa.

Gaspar Noé, parlando del proprio “melodramma” psichedelico, lo definisce “un film allucinatorio fatto di colori e immagini, qualcosa di ipnotico e onirico, in cui la bellezza visuale e l’aspetto sensoriale vanno oltre la realtà fisica” e credo che ciò sia sufficiente a delineare in modo chiaro il profilo psicologico del nostro autore. Egli, infatti, non fa segreto di aver abusato di sostanze stupefacenti, anzi in proposito è piuttosto loquace, ma non era necessario: basta trovare la forza di resistere quindici minuti in compagnia della sua opera per fugare qualsiasi dubbio in proposito, non comprendiamo però perché abbia fatto di tutto per abusare della nostra pazienza.

 

Storia di due fratelli legati da un trauma infantile (la perdita di entrambi i genitori in un incidente d’auto che accade sotto i loro occhi) e da una promessa che non potranno mantenere perché destinati al fallimento. Lui spaccia droga mentre lei danza in uno strip club e se la fa con il gestore, due giovani abbandonati a sé stessi in una Tokyo che è troppo grande per loro che verranno condannati dal migliore amico di lui: il tossico denuncia lo spacciatore che (ovviamente) muore e alla sorella non rimane che andare in isteria. Fine. Ma… siccome il regista è boriosetto, questa “fitta” trama ci viene raccontata in “sole” due ore e mezza, quando nello spazio del trailer di fatto si vede tutto (ma proprio tutto!) ciò che accade.

Se la prima parte è dedicata alla visione del mondo dalla prospettiva di una persona strafatta, cosa peraltro non nuova nel cinema, e concilia terribilmente il sonno, gli ultimi 50 minuti sono fatti di nulla: tutto il poco che si poteva mostrare è oramai già detto, quindi noi ci sorbiamo inutili volgari clip di sesso di basso livello in tutte le sue forme, posizioni e viziose manie, con primi piani che non lasciano nulla al caso e talvolta risultano stomachevoli. Ha richiesto quindi un notevole sforzo riuscire a reggere sino in fondo, ho pure lasciato sedimentare l’iniziale irritazione, ma nonostante gli sforzi non riesco a ravvedere alcun genio. Per me rimarrà un film vuoto e pretenzioso.

 

Sconsigliato a deboli di stomaco (la camera è tutta a mano e assai traballante), alle persone normali (troppe le turbe che potrebbero alterare la vostra giornata) e agli amanti dell’arte, perché qui proprio non se ne vede!