“Il film introduce elementi grotteschi e toni beffardi in un genere solitamente votato al dramma e alla parodia”, definizione perfetta pronunciata dalla Giuria del Festival di Trieste edizione 2011 all’atto della assegnazione del Premio Méliès d’Argento al Miglior Lungometraggio Fantastico Europeo che quest’anno è rimasto entro i confini nazionali. Il film dei Manetti Bros., presenti alla kermesse (ai quali abbiamo dedicato una gallery fotografica in fondo a questo post), è tornato a casa con un ricco bottino: oltre al Méliès, suo è stato anche il premio Nocturno Nuove Visioni e il consenso in sala era decisamente visibile.

Con toni un po’ retrò, che ci hanno ricordato la fantascienza con la quale siamo cresciuti, i registi ci raccontano la storia del sig. Wang, della traduttrice e dell’ispettore/inquisitore che striglia a dovere il nuovo arrivato, per risolvere rapidamente un puzzle che presenta, sin dalle prime battute, una serie di tasselli poco rassicuranti soprattutto agli occhi dell’agente Curti. Rapidamente passiamo quindi dalla scena di apertura, in un caldo ambiente domestico, ad uno squallido bunker non meglio posizionato sul nostro stivale, in cui due impassibili energumeni impediscono ingresso e uscita e vigilano che il sig. Wang si comporti in modo collaborativo. Il nostro ambiguo ispettore non ci piace e bene presto ci troviamo a fare il tifo per la bionda traduttrice che si trova intrappolata in un inghippo internazionale che va ben oltre lo scibile. L’indifeso ospite inatteso ci fa tenerezza, colui che dovrebbe risolvere la situazione si meriterebbe un pattone e la traduttrice pare una ingenua idealista. Insomma un trio che potremmo definire veramente mal assortito!

La curiosità cresce sempre più, l’interrogatorio che domina tutta la parte centrale dell’opera ci tiene incollati alla seggiola e quando abbiamo la necessità di sapere veniamo accontentati con una fuga che ci pare impossibile ed, in effetti, avrà un degno epilogo.

 

Buono l’intreccio, buona la prova attoriale, anche se un po’ caricaturale, bello e convincente lo scambio di battute, davvero ironico il finale anche se era dovuto.  E con questo non stiamo gridando al capolavoro, ma il film pur con i suoi difettucci ci è piaciuto.

I fratelli Manetti, fanno film di genere e non se ne vergognano, anzi li portano pure ai grandi festival come la mostra del cinema di Venezia, dove la loro opera low profile, low budget, low tutto viene notata ed apprezzata forse proprio perché è un prodotto che non si prende totalmente sul serio, perché diverte senza dilungarsi inutilmente, perché è un tentativo di mantenere vivo e vario il cinema di casa nostra e perché da speranza a chi vorrebbe fare ma non osa: con una buona idea e un buono script, anche con un set spoglio, entro quattro mura quasi domestiche, si può ancora dar vita a dell’intrattenimento di buon livello :)

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